I sogni nel cassetto, nell’armadio i ricordi

Cose che tornano alla luce sistemando l’armadio, già perché io nell’armadio non tengo gli scheletri, ma solo i ricordi. La mia prima borsa, la prima fatta interamente da me…2 mesi di lavoro costante con l’uncinetto sempre in mano, lavorata tutta a punto basso finché tutti quei gomitoli di cotone nero, non si sono trasformati in un vero e proprio tessuto. Una notte per cucire la prima fodera interna che rinforzasse il tutto e sostenesse la struttura della borsa, poi la fodera di raso rosa per darle quel tocco in più…il week-end passato a studiare i manici, perché fossero pratici e l’impugnatura restasse morbida…ed infine la decorazione di perle e cristalli di Swarovski per renderla preziosa. A distanza si 4 anni, ritrovarla mi fa ancora emozionare, mi sento ancora fiera di me stessa per essere riuscita a creare questa borsa, LaLì n. 1, (porta le iniziali mie e di mia sorella, Lara e Lisa). Ed allora me lo dico da sola…brava Lara!

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Un po’ di scuse e qualche presentazione

Credo di dover chiedere scusa per le mie apparizioni sempre più sporadiche, mi hanno detto che a medjugorje la Madonna appare più spesso di quanto io riesca a fare sul mio blog.
Ho diverse cose da sistemare, di cui spero di poter parlare al più presto, ma per ora mi limito a chiedere scusa a tutti voi ed a Collistar, che mi ha inviato diversi prodotti su cui non ho ancora speso una parola, ma li ho testati tutti e prestissimo vi prometto un post tutto dedicato a Collistar.
Quindi signori e signore, un po’ di pazienza, non appena avrò finito di riordinare la mia vita avrò tantissime novità da condividere con voi…ma per ora vi lascio con una serie di foto, che vi faranno conoscere tutti i mostri con cui divido ben 42 mq di appartamento.

Ecco a voi Jenna e Rocco, due mostri nullafacenti, imbattibili nel dormire e nel perdere pelo su qualunque cosa si trovi tra le mura domestiche, compresi gli abitanti.

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Altre scene cariche di amore felino

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Come potete notare sono gatti estremamente attivi.

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Qui introduciamo il terzo mostro di casa, il mio moroso, che per adattamento all’ambiente si sta felinizzando.

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Una volta finito il pisolino scatta il momento della merenda. Naturalmente nessun animale è stato maltrattato od ingurgitato per scattare queste immagini. La gatta è stata salvata cibando il mio moroso con un bicchiere di latte e biscotti.

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E per finire…un abbraccio di gruppo.

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Una saluto da tutti gli abitanti di questo minuscolo spazio vitale!

PUNTI DI VISTA: come smettere di arrabbiarsi

Avete un appuntamento importante, un colloquio di lavoro ad esempio.
Passate un’ora a prepararvi, volete essere perfette, avere assolutamente bisogno di fare bella figura.
Uscite di casa con un abitino corto ma non troppo, una scollatura che lascia intravvedere quando basta, un trucco che valorizzi al massimo il vostro viso ed un paio di scarpe nuovissime, modello Prada tacco 10, pagate 14.90€ in un bazar cinese.
Salite in macchina e durante il tragitto pensate “Sono proprio in forma, non posso non ottenere quel posto”, il tutto passando il tempo a rimirarvi nello specchietto retrovisore anziché guardare la strada.
Parcheggiate e vi dirigete a grandi passi verso il luogo di destinazione finale.
Vi specchiate su ogni superficie capiti lungo il vostro cammino e con orgoglio vi ripetete quanto siano belle quelle scarpe, un vero affare, le avete pagate un decimo rispetto a quelle originali eppure sono perfette, non hanno nulla da invidiare ad un paio di Prada originali.
Questo è momento perfetto perché la maledizione di Miuccia Prada colpisca, ora che siete a 5 minuti dal punto in cui avete parcheggiato la macchina ed allo stesso tempo a 5 minuti dalla vostra destinazione finale.
Un tacco si rompe all’improvviso e voi precipitate verso terra ad una velocità di 9,81 m/s…prima che possiate rendervene conto il 70% del vostro corpo è a stretto contatto con l’asfalto, il coccige dolorante e i gomiti completamente scorticati.
Vi alzate e tentare di riprendere una posizione eretta, ma il dislivello tra il tacco integro e quello rotto non ve lo permette: 10 cm di differenza possono non essere facili da gestire.
Siete arrabbiare, anzi furiose, vi vergognate per la figuraccia appena fatta e vi sentite delle vere idiote per aver comprato quelle stupide scarpe che si sono rotte alla prima volta che le avete indossate.
Nell’ordine ve la prendete prima con voi stesse, poi con il destino beffardo, per concludere con una scenata razzista verso tutto il popolo cinese e le loro paccotiglie da due soldi!
Cambio di scena:
Siete tranquillamente in giro per le vie del centro, avete un pomeriggio libero ed avete deciso di fare un giro per vetrine; un po’ di sano shopping non guasta mai!
Visto che dovete camminare per tutto il pomeriggio vi siete vestite comode: jeans, maglietta di cotone e le vostre care vecchie ballerine, così poco sexy eppure così comode; le avete acquistate in saldo a 49.00€, sembrava tanto comunque per un paio di ballerine semplicissime, ma ne è valsa la pena, le avete da 3 anni e sono ancora perfette…senza considerare che sono Made in Italy!
La vostra attenzione viene catturata da una ragazza che vi passa proprio a fianco, vestita di tutto punto, non un capello fuori posto e con indosso un paio di costosissime scarpe di Prada con 10 cm di tacco.
“Ammazza questa, ma dove deve andare così tirata!”
Per un attimo un pizzico di invidia vi ha sfiorato, una ragazza così fighetta deve essere la classica figlia di papà, con una vita perfetta, un conto in banca da far impallidire la regina Elisabetta e mille uomini che sognano di averla anche solo per una notte.
Voi non sarete mai così, le fortune capitano sempre agli altri…
All’improvviso vedete la leggiadra creatura stramazzare al suolo per colpa di un tacco che si stacca letteralmente dalla scarpa.
Non immaginavate che scarpe così costose fossero fatte con materiali così scadenti!
Assistete all’intera scena, vedete la ragazza cercare di alzarsi con un’evidente smorfia di dolore misto imbarazzo, la osservate mentre borbotta tra se e se chissà quali improperi verso il destino per finire con insulti razzisti verso la popolazione cinese di cui non comprendete la ragione.
Non riuscite a trattenervi e scoppiate a ridere a crepapelle, continuando a ridere durante l’intero pomeriggio ogni volta che ripensate alla scena.
Più tardi raccontate alle vostre amiche l’accaduto per finire in bellezza con una bella risata di gruppo.

La morale? Semplice, quando vi accade qualcosa di brutto, che vi fa arrabbiare, che vi rovina la giornata, che vi logora dentro, provate a guardare l’accaduto con gli occhi di un estraneo, fate finta che sia successo ad un altro e non a voi.
Se siete la ragazza vittima di un tacco rotto, guardatevi con gli occhi di colei che assiste per caso al tutto…tornerete alla vostra macchina zoppicando e ridendo di voi stessi, perché ogni situazione ha sempre un lato comico quando succede agli altri!

ContortaMente Donne

Le donne hanno davvero una mente contorta, io per prima, non sfuggo assolutamente alla categoria.
Da quando abbiamo scoperto i vari siti o le comunità online dove è possibile vendere o barattare le proprie cose, abbiamo preso la palla al balzo.
Così ecco che mettiamo il classico annuncio “ragazze aiutatemi a svuotare l’armadio, tra poco esplode!” e creiamo una bella vetrinetta con tutti quei vestiti che non mettiamo, la maggior parte con l’etichetta ancora attaccata, perché quando l’abbiamo comprato non potevamo assolutamente farne a meno! Scarpe, borse, accessori di ogni tipo. Arriviamo ad avere 1200 oggetti in vendita e mettiamo descrizioni del tipo “adoro questa giacca, è davvero meravigliosa!” tanto che chi legge la prima cosa che pensa è “così meravigliosa che speri di liberartene!”.
Poi finalmente, un giorno riusciamo a vendere una canottiera, 20×20 cm di stoffa sapientemente confezionata per coprire giusto il seno, l’abbiamo pagata 75€ (si perché siamo affariste) e la rivendiamo per 10€.
Oh, ora si che l’armadio è vuoto!
Siamo troppo brave, tanto che nello spazio precedentemente occupato da una canottiera di 3 mm di spessore, riusciamo subito a farci stare 3 paia di jeans e 2 maglie, che siamo uscite a comprare aggiungendo 105€ ai 10€ guadagnati dalla vendita!
Non capisco perché il ministro dell’economia non sia una donna!

Pace fatta con Collistar

Credo sia quanto meno doveroso da parte mia raccontarvi quello che considero un lieto fine di una vicenda che ho ampiamente discusso sul mio Blog.
Come ormai saprete qualche mese fa ho avuto una brutta esperienza in seguito all’utilizzo della CCcream di collistar, cosa che mi ha portato a tagliare i capelli di circa mezzo metro, con mia estrema disperazione.
L’utilizzo di questa maschera è facile ed il risultato veramente bello se utilizzata tono su tono, ma in caso di capelli chiari o bianchi è probabile che vi ritroviate con un effetto manga, come nel mio caso con meches violacee.
Ciò che mi lasciava perplessa era l’assenza di indicazioni riguardo a questa possibilità, insomma un pasticcio può capitare ma un individuo deve essere consapevole dell’eventualità che possa succedere un disastro e scegliere di procedere o meno.
Scrissi al supporto clienti Collistar e ricevetti un’esauriente risposta tecnica sul funzionamento di questa maschera miracolosa ma in pratica si sottolineava che il prodotto funziona perché prima di essere messo in commercio era stato testato e se qualcosa era andato storto sarebbe stato sufficiente qualche lavaggio per cancellare tutto.
Purtroppo non fu così e la mia delusione verso un’azienda che avevo sempre ritenuta ottima fu enorme.
Da anni utilizzavo diversi prodotti di Collistar, soprattutto i trattamenti corpo che ritengo tra i migliori in commercio, ma dal mio punto di vista la cura verso i clienti è importante tanto quanto la qualità dei prodotti.
Con mia enorme sorpresa la scorsa settimana ho ricevuto una email da Collistar, dove mi veniva richiesto un recapito telefonico per poter essere contatta e parlare direttamente con una responsabile.
Qualche giorno più tardi ricevo la telefonata da Anna Lisa Marcioni, signora dotata di una gentilezza disarmante e di grande simpatia, che si occupa di pubbliche relazioni per conto di Collistar.
La prima cosa che mi sento dire è “le chiediamo scusa per quanto accaduto.”, una frase che può rimarginare molte ferite, perché spesso le persone si preoccupano di trovare una giustificazione agli errori senza pensare che chi si sente in qualche modo ferito o danneggiato, non vuole una giustificazione, ciò di cui ha bisogno è di sentire che il “responsabile” è dispiaciuto tanto quanto lui.
Dopo le scuse ed uno scambio di opinioni sul prodotto accusato del disastro, siamo passate a chiacchiere meno formali ed infine la signora Marcioni mi comunica che Collistar vorrebbe in qualche modo rimediare all’accaduto e mi offrono un paio di trattamenti presso il salone Aldo Coppola della mia città.
“Una coccola per i miei capelli”, così ha definito questo dono; sono consapevole che questo non mi restituirà la mia lunga chioma, aspetterò con pazienza che ricrescano, ma di sicuro è stato un bel gesto da parte di Collistar che apprezzo molto.
Per ciò che mi concerne, credo di poter dire che io e Collistar abbiamo finalmente fatto pace, tolto il blocco verso l’acquisto di prodotti di questa azienda, potrò reinserirla nel posto che si era guadagnata nel corso degli anni prima di questo spiacevole inconveniente.

Non sono stata io!!

Ore 11.30: la sottoscritta è tutta intenta a fare la spesa, quando incautamente svolta nella corsia dei dolciumi vari ed eventuali.
“Lara, fai la brava e vai dritto senza fermarti..puoi farcela!” penso tra me e me.
Arrivo circa a metà corsia senza cedere alla tentazione di allungare la mano verso una di quelle confezioni di biscotti ripiene alla crema di nocciola, ricoperti al cioccolato o farciti con deliziosa crema al limone.
A questo punto mi sento già vincitrice, ho passato la parte peggiore, siamo quasi alla parte dedicata alle merendine, ovvero la meno pericolosa per me (al contrario di biscotti o dolcetti vari).
Mai abbassare le difese: ecco, questo è il momento più delicato, quando pensi che oramai sia fatta…proprio in quel momento, quando il tuo sguardo si posa sui dolcetti al cocco…noooooo i dolcetti al cocco no, non posso farcela…sto per cedere.
Resto immobile aspettando che la mia coscienza si faccia viva impedendomi di compiere questo errore…nessun segnale dalle alte sfere.
Arrivo alla parte dei compromessi con me stessa:
“Ok Lara, facciamo così: nella confezione ci sono 15 dolcetti, puoi mangiarne 2 al giorno per una settimana, tanto per toglierti la voglia di dolce, la domenica te ne spettano 3 come premio per essere stata brava, così arriviamo a 15 esatti!”
Sottoscrivo una sorta di contratto verbale con me stessa, accettando tutte le condizioni…allungo la mano ed agguanto la mia confezione di squisita bontà al cocco, mettendola nel carrello soddisfatta e via…verso la cassa.
Ore 11.54:
Metto via tutta la spesa con cura, ogni cosa al suo posto…resta solo da sistemare la confezione di dolcetti al cocco. La prendo ed inizio a studiare la soluzione ottimale, ovvero un posto dove custodirli al sicuro da me stessa, fuori dal mio campo visivo sperando che il mio cervello si dimentichi che esistano, ma dove siano pronti all’uso per la mia dose quotidiana di 2 dolcetti.
Non è saggio gironzolare per la cucina con una confezione di dolcetti in mano, perché il primo pensiero che prenderà forma nella mente sarà “Bhe, oggi mi spettano 2 dolcetti, già che ci sono potrei mangiare la mia dose giornaliera”…così senza pensarci troppo su mi ritrovo la confezione aperta tra le mani ed il primo dolcetto tra i denti…poi il secondo…soprappensiero il mio cervello segue una sola regola “non c’è due senza tre….e il quarto vien da se!”
Quando riprendo coscienza delle mie azioni mi ritrovo tra le mani una confezione contenente 7 dolcetti “E gli altri 8 dove caspita sono finiti?? Li avrò mica mangiati io???”
Inizio a cercare una spiegazione logica alla sparizione dei dolcetti, naturalmente si parla di una spiegazione che escluda me stessa dalla lista dei sospettati.
Passo dal rapimento alieno alla possibilità che la confezione fosse fallata e mancasse già parte del contenuto al momento dell’acquisto, finendo a pensare che possa essere colpa del gatto che ha approfittato della mia distrazione per fregarmi i dolcetti.
Opto per il rapimento alieno, che risulta essere la spiegazione più ovvia, nonché la teoria più interessante: un’astronave aliena, quasi certamente rettiliana, mi ha catapultato a bordo, utilizzando un raggio teletrasportatore, dove sono stati eseguiti test ed esperimenti di vario genere da una équipe di scienziati alieni che subito dopo hanno cancellato la mia memoria, ma prima di riportarmi nel luogo d’origine, ovvero la cucina, hanno mangiato un po’ dei mie dolcetti.
È noto che in rettiliani sono golosi, in particolare di dolcetti al cocco…il che tra le altre cose mi fa supporre che io abbia una qualche parentela con loro.
Ore 12.15:
Mi complimento con me stessa per aver risolto così brillantemente il caso, quando mi accorgo che la confezione di dolcetti che ho ancora saldamente stretta tra le mani, è vuota, non ne resta neppure una traccia all’interno.
“Ah, questi rettiliani, probabilmente avevano dimenticato di eseguire un test e sono tornati a prendermi…e guarda che roba, hanno pure finito i miei dolcetti!”

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Quando la crisi ti arricchisce

Avete presente quando dicono che nelle difficoltà si tira fuori il meglio di noi? Io credo sia vero, almeno per quanto mi riguarda.
Non ho certo inventato nulla, ne ho creato qualcosa di utile all’umanità, ma ho scoperto di saper fare più di quanto credessi.
Parliamo di quasi 3 anni fa, quando la crisi per noi raggiunse l’apice e tra mutuo e bollette restava ben poco per pensare allo shopping.
Naturalmente, in quanto donna, posso rinunciare ad andare a mangiare fuori, ad un week-end fuori porta o a sistemare i graffi sulla portiera dall’auto, ma ci sono cose che non si possono proprio lasciar perdere perché sono una vera e propria esigenza.
Avrei voluto comprarmi un borsa, lo ammetto, sarà superficiale ma in quel momento sentivo l’esigenza di appagare me stessa con un qualcosa che amo e che, visto la quantità di ore che passo a lavorare, credevo di meritare.
Il punto è che non potevo farlo, il mio estratto conto diceva “No!”.
Che fare? Deprimermi perché la vita ingiusta mi costringeva a lavorare tanto ed a non poter spendere nulla per me? No, non avrebbe risolto nulla e non è nella mia indole, così ho deciso di farne una con le mie mani, una borsa che sarebbe stata come io volevo e che avrei avuto solo io.
Ho fatto uno schizzo veloce, volevo un qualcosa di semplice ma elegante.
Scelsi il colore: rosso, in onore del mio conto in banca.
Scelsi il materiale: cotone lavorato all’uncinetto.
Pronti…partenza…via!
2 mesi di lavoro; scelsi un filo sottile che lavorai tutto a punto basso…ogni istante libero lavoravo sulla mia opera d’arte, la notte, i week-end, fino al giorno in cui terminai il mio capolavoro.
Non era perfetta, ma era la mia creatura e la amavo con tutta me stessa.
Eccola qui, la mia primogenita.
(Scusate lo sfondo ma ero al lavoro quando ho scattato questa foto)

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Qualcuno la vide è mi offrì 50€…gli riso in faccia al pensiero di cedere 2 mesi di lavoro e più di 50€ di materiale tra cotone, catenella per i manici, cerniere e decorazioni per una cifra del genere.
Rifiutai gentilmente l’offerta ed utilizzai co orgoglio la mia borsa rossa.
A quel punto perché non provare ad abbinarci una spilla per capelli? Così iniziai a creare fiori e farfalle tempestati di Swarovski , di varie dimensioni e colori, che trasformai in spille, collane, anelli!
Nulla di nuovo, il mondo è pieno di ragazze creative, ma quelle erano le mie creazioni e mi sembravano bellissime.
Ecco alcun spille per capelli:

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La collana con tre fiori che vanno portati lateralmente:

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Gli anelli a fiore

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Questa foto è un po’ sfuocata ma è visibile uno degli anelli indossato.

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Ho continuato a produrre borse, fino a quando non ho creato lei , la mia opera magna, la borsa gioiello che da anni mi accompagna ogni giorno.
L’ho chiamata “minimal chic”, perché è piccola, una pochette, può contenere il minimo necessario: telefono, soldi, chiavi e sigarette.
La tengo sempre in borsa pronta all’uso, perfetta se devo andare a fare la spesa o per andare a ballare, perché si avvolge intorno al polso come un gioiello e si può tenere sempre con se.
Signori e signore, la mia minimal chic:

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Ne ho fatte di diversi colori e le utilizzo tutte a rotazione.
Da Natale sto usando questa viola, mentre prima è stato il turno di quella blu. In primavera ed estate prediligo quella rosa e la fucsia, mentre la nera è un passe par tout che è perfetta sempre e comunque.

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In un certo senso la crisi mi ha reso più “ricca”, portando alla luce una parte di me che, in altre circostanze, sarebbe rimasta nascosta.

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