PREM: PERICOLOSA-MENTE DONNA

La PREM è forse la sindrome più diffusa al mondo eppure tutt’oggi viene sottovalutata in quanto considerata non letale.

Grosso errore.
Sebbene non si conoscano casi di portatori di PREM deceduti a causa della stessa, sono invece innumerevoli i casi di esseri non più viventi a causa di portatori di PREM.
Si noti come quasi nel 100% dei casi a soffrire di PREM sia la popolazione femminile mentre ad essere colpiti dalle conseguenze di tale sindrome siano spesso esseri di sesso maschile.
Anche se in percentuale < 0.01% si registrano casi di uomini portatori di PREM.
– Ma che cos’è la PREM? –
La PREM, nota anche come SINDROME PREMESTRUALE, è un insieme di sintomi psicofisici che sebbene affrontati singolarmente non costituiscano una particolare problematica, nella loro contemporaneità possono rappresentare una vera e propria arma di distruzione di massa.
Alcuni uomini, sopravvissuti ad anni di convivenza con donne colpite da PREM cronica, hanno sviluppato a loro volta sintomi riconducibili alla Sindrome del Vietnam.
– Quali sono i sintomi più comuni –
Tra i più noti e diffusi troviamo i repentini sbalzi di umore, l’irascibilità, la tendenza ad utilizzare eccessivamente i dotti lacrimali e l’aumento incontrollato dell’appetito.
Altri sintomi meno diffusi ma a cui si consiglia di prestare la massima attenzione sono il cannabismo, il complottismo e il dadaismo.
Sembra che a causa dell’aumento dell’appetito ed in mancanza di cibarie sufficienti a placare tale incontrollabile bisogno, alcune donne abbiano deciso di ovviare al problema cibandosi direttamente di colui che dopo avere svuotato il frigorifero non si era curato di fare la spesa per riempirlo.
In alcuni casi è stato possibile mettere in relazione il periodo post-ovulazione di alcuni soggetti con l’insorgere di paranoiche fissazioni su improbabili lobby di produttori di assorbenti invischiate con associazioni a favore dei matrimoni omosessuali allo lo scopo di diffondere l’utilizzo dei tampax anche tra i gay per aiutarli a sentirsi più femminili.
Ma tra tutti i sintomi sicuramente il più sottovalutato, seppure molto diffuso, è il dadaismo.
A causa dello scombussolamento ormonale di quei giorni e grazie alla crudeltà di madre natura, i giorni del ciclo corrispondo neanche a farlo apposta ai giorni in cui una donna è sessualmente più vogliosa e più propensa a darla, da cui il nome dadaismo.
Ovviamente quei giorni corrispondono anche al momento in cui una donna è meno appetibile e decisamente troppo splatter perché il compagno colga l’occasione di godere di tale dono e tenderà a rimandare alla fine del ciclo.
Ciò di cui non si tiene conto è che la donna vive questo mancato consumo come un rifiuto (complice anche il complottismo) che restituirà con gli interessi all’uomo durante tutti gli altri giorni del mese.
– Tipi di PREM –
La PREM può presentarsi sotto diverse forme che possiamo riassumere in 3 macro categorie, PREM di tipo A, B e C.
A) Abbastanza gestibile. È la più diffusa tra le donne e la meno letale tra gli uomini. Provoca lievi sbalzi di umore facilmente controllabili ed un leggero gonfiore addominale. Anche se non curabile è possibile limitare al minimo la PREM di tipo A con massicce dosi di Nutella e qualche antidolorifico.
B) Bastarda ma senza conseguenze a lungo termine, la PREM di tipo B può interferire nei rapporti sociali a causa di frequenti e violenti scatti d’ira seguiti da anomale manifestazioni d’affetto che possono confondere chi si trova ad interagire con il soggetto colpito da PREM. Quasi impossibile da controllare, la PREM di questo tipo tende a svanire nel giro di pochi giorni senza lasciare traccia.
C) Cronica. Fortunatamente la PREM di tipo cronico è tanto pericolosa quanto rara.
Questa varietà della sindrome ha la peculiarità di avere effetti permanenti sul soggetto tanto che i sintomi divengono parte caratteriale di colei che ne vene colpita.
Ogni sintomo, dai più noti a quelli unici, sono accentuati ai massimi livelli e coesistono in perfetta armonia.
Il soggetto colpito da PREM cronico può ad esempio esercitare cannibalismo al culmine di uno slancio di affetto smielato, cibandosi del compagno subito dopo averlo abbracciato teneramente, così da fargli abbassare le difese.
Da apprezzare l’estrema sincerità dei soggetti che, consapevoli della propria situazione, avvertono di continuo gli altri del pericolo cui vanno incontro standogli vicini ma continuano ad essere presi sotto gamba dai più incauti che scambiano tali avvertimenti per battute cariche di humor.
Questa variante è considerata non solo pericolosa ma addirittura letale, pertanto si consiglia di non avvicinarsi a coloro che ne sono portatori senza prendere le giuste precauzioni.
Si consiglia di eliminare dal proprio vocabolario la parola “NO”.
Mai direi no ad una donna affetta da PREM di tipo C, a meno che non lo facciate via SMS sapendo di essere ad almeno 300 km dal soggetto.

Un racconto breve senza troppe pretese. Non adatto ai perbenisti.

Il racconto che segue nasce come storia per ragazzi per poi trasformarsi in qualcosa di assolutamente non adatto a tale pubblico.
Se inizialmente sembrerà noioso ed infantile sappiate che peggiorerà strada facendo. Ringrazio coloro che arriveranno fino alla fine della storiella.

INTELLIGENTEMENTE STUPIDO

Nel 1977 P. Carrot aveva solo 4 anni ma era già in grado di parlare correttamente, di scrivere e di contare fino ad un milione.
Un bambino prodigio, così lo definirono le maestre della scuola elementare quando a soli 7 anni sostenne l’esame della quinta classe per passare direttamente alle scuole medie.
A 9 anni era il primo della classe al liceo, dove si diplomò appena 13enne.
Suo padre, W. Carrot, era un rinomato medico ed era più che mai convinto che l’intelletto illimitato del giovane figlio fosse merito del suo patrimonio genetico, mentre A. Carrot, la sua primogenita, aveva ereditato tutto dalla madre: una rara bellezza ma un cervello appena funzionante.
Grandi erano le speranze che W. Carrot riponeva nel futuro del suo piccolo e prodigioso figlioletto; avrebbe certamente frequentato la facoltà di medicina come lui, si sarebbe laureato giusto in tempo per la maggiore età ed il nome della famiglia Carrot sarebbe stata sulla bocca di tutti grazie a P. Carrot il più giovane medico della storia.
Grazie ad uno speciale programma formativo, fortemente voluto dal ministero della pubblica istruzione, tutti i bambini dai 7 anni in su erano invitati a portare avanti una regolare corrispondenza con bambini stranieri i cui paesi appoggiassero la stessa linea di istruzione.
P. Carrot aveva scelto 2 nomi dalla lunga lista messa a disposizione degli studenti e da ormai 5 anni continuava a scrivere settimanalmente ai suoi amici di penna, entrambi rigorosamente più grandi di lui.
La maggior parte dei bambini della sua età aveva abbandonato quella corrispondenza forzata già alla fine dell’anno scolastico, vedendola più come un compito di scuola che come un’occasione per fare nuove amicizie, mentre per P. Carrot era diventato un vero e proprio appuntamento settimanale.
Jeremy Christel, detto Jolly, aveva 4 anni più di lui ed era di Washington, amava lo skateboard e i film di Steven Spielberg.
Jeremy continuava ad esaltarsi per E.T., un film da poco uscito nelle sale cinematografiche di tutto il mondo che aveva riscosso un enorme successo. Incuriosito dal continuo parlarne dell’amico, P. Carrot si decise a vedere con i suoi occhi le meravigliose scene descritte da Jeremy con tanto fervore e convinse sua madre a noleggiare la videocassetta.
Rimase seduto in silenzio fino alla fine del film, che tutta la famiglia gustò nel salotto di casa Carrot un mercoledì sera.
“Carino, davvero piacevole.” commentò Mary , sua madre.
“Stupendo! Mai visto nulla del genere, è già il mio film preferito!” fu la reazione di A. Carrot, che sicuramente era l’anima gemella di Jeremy.
“Mah, un film per ragazzi, carino ma nulla di entusiasmante.” non si sbilanciò W. Carrot.
Come sempre ogni membro della famiglia esprimeva la sua opinione in merito al film o allo spettacolo di turno e P. Carrot non faceva eccezione, ma quella volta la sua vocina non si unì al coro e solo in quel momento tutti si accorsero che il piccolo non era più in salotto.
Senza dire una parola il più piccolo della famiglia era corso nella sua cameretta dove se ne stava seduto alla sua scrivania armato di carta e penna.
‘Caro Jeremy,
questa sera io e la mia famiglia abbiamo visionato E.T., dopo i tuoi continui elogi verso questo film ero davvero curioso a riguardo.
Spero mi perdonerai se mi permetto di dire che sono rimasto davvero deluso, mi aspettavo di vedere un capolavoro mentre ciò che ho costretto la mia famiglia a guardare altro non è che uno strano essere fisicamente sproporzionato il cui collo avrebbe dovuto spezzarsi al massimo entro 8 minuti dall’inizio del film.
Sono certo che nell’universo esistano altri esseri viventi e che quasi sicuramente non siano fisicamente uguali a noi, ma nella stereotipizzazione di un extra terrestre deforme che viene trasportato nel cestino di una bicicletta volante e che vuole telefonare a casa, lasciami dire che non trovo nulla di straordinario…’
Dopo questa lettera Jeremy non rispose a P. Carrot per quasi due mesi, ma il giovane ragazzo prodigio non demorse e continuò a scrivere all’amico lontano ogni settimana scusandosi ogni volta per essere stato troppo diretto nell’esprimere la sua opinione, fino a quando nella buca delle lettere non apparve una busta proveniente da Washington e tutto tornò alla normalità.
Oltre a Jeremy l’appuntamento settimanale di P. Carrot includeva Waljna, una giovane ragazza russa che già all’inizio della loro corrispondenza frequentava il liceo ma la differenza di età sembrava non essere un problema per lei che più volte definì P. Carrot molto più maturo di certi suoi compagni di classe.
Lei raccontava ogni cosa al piccolo Carrot, le piaceva considerarlo come una sorta di diario senziente perché le era abbastanza vicino per risponderle ma abbastanza lontano per non potere parlare con nessuno delle sue cose più personali, insomma era l’amico perfetto.
Un paio di anni dopo l’inizio della loro amicizia, le cose iniziarono a diventare strane; lei, ormai sedicenne, gli raccontava di quanto il suo ragazzo Vladimir la facesse soffrire, di come lui la usasse per poi trattarla come un’estranea.
Ciò che P. Carrot si ritrovò a leggere furono resoconti dettagliati della vita sessuale di una sedicenne ma dall’alto dei suoi 10 anni e nonostante la sua intelligenza senza precedenti, quelle cose non avevano alcun senso per lui.
Aveva cercato di elaborare una sua teoria dopo avere consultato l’enciclopedia medica del padre, ma ciò che non aveva trovato da nessuna parte era la spiegazione pratica di cosa fosse un pompino. L’unica cosa che era riuscito a capire a riguardo era che provocava escoriazioni alle ginocchia, almeno secondo quanto riportato nelle lettere di Waljna, quindi era probabile si trattasse di una qualche malattia a trasmissione sessuale con gravi conseguenze in parti del corpo che nulla sembravano avere a che fare con il sesso.
A lasciarlo perplesso era stata la frase “come tutti gli uomini” che Waljna utilizzava spesso nei suoi racconti, ma che in questo caso lasciava supporre come lui stesso, in quanto uomo, dovesse essere portatore della malattia.
Per capire meglio la situazione decise di dare un’occhiata alle ginocchia delle donne di casa Carrot partendo da quelle di sua madre che fortunatamente si rivelarono prive di escoriazioni di qualunque genere, ma non poté non notare alcune cicatrici ancora visibili tra le pieghe delle ossute ginocchia materne.
Diversa la situazione per quanto riguardava le giunture di sua sorella che dal canto suo mostrava evidenti scorticature in entrambe le ginocchia.
Questo lo fece riflettere ed elaborò due diverse teoria a riguardo.
La prima sottolineava un evidente errore nell’utilizzo della frase “come tutti gli uomini” che doveva essere corretta in “come alcuni uomini” essendo evidente che suo padre non aveva trasmesso la suddetta malattia alla mamma.
La seconda teoria, supportata tra l’altro dalle cicatrici riscontrate sulle ginocchia della signora Carrot, elaborava l’ipotesi che la malattia colpisse le donne solo in giovane età, come sua sorella e Waljna, tendendo a scomparire spontaneamente con l’avanzate degli anni.
In entrambi i casi ciò che risultava evidente era la perduta innocenza di sua sorella, nonostante suo padre fosse più che mai convinto della santità della figlia.
Convinto che W. Carrot avrebbe apprezzato molto gli studi condotti in campo medico dal figlioletto e le conseguenti teorie elaborate, il piccolo Carrot decise di sottoporre al padre i risultati delle sue ricerche e per farlo scelse il momento da sempre dedicato alla conversazione familiare: la cena.
Seduto come al solito a sinistra del padre lasciò che sua sorella finisse di raccontare la sua tipica giornata da teenager timorata di Dio, tra durissime lezioni di latino e i compiti pomeridiani a casa della sua amica Carol.
“E tu ragazzo mio, cosa mi dici? Hai scoperto qualcosa di nuovo oggi?” gli chiese il padre con gli occhi pieni di amore e speranza, come ogni volta che posava lo sguardo su di lui.
“A dire il vero si papà oggi ho qualcosa di nuovo di cui vorrei parlarti. Sono diversi giorni che mi documento a riguardo ma solo oggi ho elaborato un’interessante teoria, anzi due e vorrei che tu mi dicessi cosa ne pensi.”
Con estrema soddisfazione W. Carrot annuì alla richiesta del piccolo.
“Ebbene papà, sono venuto a conoscenza di una malattia di cui sembra siano portatori esclusivamente gli uomini ma con gravi conseguenze per le donne con cui entrano in contatto. La mia amica Waljna me ne ha parlato e mi è parso di capire che la cosa la facesse soffrire parecchio non solo per le escoriazioni fisiche riportare sulle ginocchia ma anche a livello emotivo. Secondo Waljna ne sono portatori tutti gli uomini ma dalle mie ricerche non tutte le donne riportano suddette escoriazioni. La mamma ad esempio non le ha ma ho notato alcune cicatrici che si potrebbero ricondurre a vecchie escoriazioni, mentre le ginocchia di Allie sono completamente scorticate.”
Improvvisamente tutti smisero di mangiare e fissarono il piccolo genio di casa con sguardo allibito, in particolare A. Carrot che aveva iniziato a sudare ed era tutta rossa in viso, forse un improvviso attacco di febbre da aggiungere ai sintomi della malattia.
“Cosa stai cercando di dire tesoro?” chiese un po’ titubante mamma Carrot.
“Quello che mi pare ovvio è che esistano due spiegazioni a riguardo. Potrebbero esserci solo alcuni uomini portatori della malattia e non tutti come dice Waljna! Quindi tu papà sei sano mentre il ragazzo di Allie a quanto pare no. La seconda ipotesi è che tutti gli uomini ne siano effettivamente portatori ma solo le donne in giovane età ne manifestino i sintomi, questo spiegherebbe perché Allie ne è stata colpita mentre la mamma mostra solo i segni di un precedente contagio avvenuto quando era molto giovane.”
Pensò di avere impressionato parecchio tutti perché nessuno parlava ma erano letteralmente rimasti a bocca aperta.
Finalmente W. Carrot trovò la forza di dire qualcosa interrompendo l’imbarazzante silenzio che si era creato.
“Ti sbagli figliolo, non esiste nessuna malattia, non so cosa ti abbiano detto ma questi non sono argomenti per bambini della tua età.”
“No papà, esiste eccome, me lo ha detto Waljna, si chiama pompino!”
Quella sera W. Carrot passò quasi un’ora nel tentativo disperato di spiegare al figlioletto cosa effettivamente fosse un pompino, tra giri di parole carichi di imbarazzo e il divieto assoluto di portare avanti qualunque rapporto con Waljna.
Al termine dell’illuminante conversazione tenuta con il padre, P. Carrot si ritirò nella sua cameretta e per prima cosa trasgredì all’ordine appena ricevuto di troncare la sua relazione epistolare con la sua giovane amica russa.
‘Cara Waljna,
quest’oggi a causa di un’errata diagnosi medica da me espressa mi ritrovo a doverti chiedere di non utilizzare più il tuo nome per scrivermi.
Ti prego di scrivere sotto il nome di Dimitri, credo sia l’unico modo per portare avanti il nostro rapporto epistolare.
Vorrei concludere esprimendoti una mia personale opinione riguardo alla tua ultima lettera: credo che esistano diverse soluzioni al tuo problema, come ad esempio il semplice utilizzo di un cuscino da posizionare sotto alle ginocchia.
Penso comunque che l’unica soluzione davvero efficace sia contro le escoriazioni fisiche sia per quanto riguarda le ferite emotive sia che tu ti astenga dal praticare tali pompini al tuo ragazzo, potreste optare per qualcosa di più divertente come guardare un film insieme, ma lasciate perdere E.T., potrebbe procurarti ferite emotive ancora più gravi.’

LE LIFT Chanel, un pugno in un occhio, anzi in entrambi!

Scrivere questo post mi spezza quasi il cuore, già odio fare recensioni negative figuriamoci se a finire sotto accusa è uno dei miei marchi favoriti!
Sto parlando di Chanel, un nome che da solo riesce a far battere il cuore delle donzelle di tutto il pianeta terra e non escludo che anche su Nibiru lo conoscano.
Fino ad ora l’unico prodotto che non mi aveva entusiasmato era stato uno smalto dalla consistenza un po’ troppo pastosa per i miei gusti ma non avevo neppure pensato di scrivere un post a riguardo vista la stima che tutt’ora nutro per Chanel.
Ciò di cui voglio parlarvi oggi è il siero “LE LIFT”, di cui ho ricevuto un campione omaggio in profumeria e che ho deciso di provare nonostante si tratti di un prodotto antirughe mentre io solitamente sono più orientata verso creme idratanti.
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L’ho utilizzato per 3 giorni sostituendolo alla mia crema viso Dior Close Up e già la sera del primo giorno avevo notato una lieve screpolatura sotto l’occhio destro che il mattino successivo appariva leggermente arrossato.
L’idea che fosse colpa del nuovo siero non mi aveva neppure sfiorato ed ho continuato ad utilizzarlo per i due giorni successivi.
Ieri sera dopo essermi struccata avevo notato che anche l’occhio sinistro appariva arrossato ma essendo di coccio non mi sono curata più di tanto della cosa e ho utilizzato ancora il siero visto che adatto sia per il giorno che per la notte.
Questa mattina il danno…per un attimo ho creduto che il mio ragazzo mi avesse preso a pugni durante la notte essendomi svegliata con gli occhi pesti e arrossatissimi.
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Fino ad oggi non avevo mai avuto problemi con nessun siero o crema per il viso, se non un fastidioso effetto lucido, motivo per cui l’idea che l’arrossamento sotto gli occhi fosse causato da una reazione al prodotto in questione non l’avevo neppure presa in considerazione.
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Non posso far altro che sconsigliare questo siero, sebbene in un primo momento la pelle risulti perfettamente liscia e levigata, l’effetto occhi pesti che mi ha regalato non è per nulla chic!
Scusa Chanel, avrai sempre un posto speciale nel mio cuore, ma per quanto riguarda sieri e creme viso credo resterò fedele a Dior.

Capelli: miele per nutrirli e birra per schiarirli.

Mancano soli 3 giorni a Natale…di cosa potrei mai parlare?
Di regali? L’outfit giusto per le feste? Una carrellata di fotografie di una qualche location fighissima giusto per infierire su coloro che resteranno a casa?
Assolutamente no considerando che, a parte il pranzo di Natale dai miei, passerò le feste a casa possibilmente in pigiama e ne vado veramente fiera!
Voglio parlarvi invece di un argomento che mi sta molto a cuore, ve ne sarete accorte dalla quantità di post a riguardo…parliamo di capelli.
Oramai saprete che sono la regina dei colpi di testa, letteralmente parlando, vedermi con lo stesso colore o la stessa pettinatura per più di due mesi può essere considerato un miracolo, tanto che persino io inizio a non ricordare più come siano i miei capelli al naturale.
Ebbene? Ennesimo cambio?
Naaaa, questa volta vorrei auto complimentarmi per avere desistito da qualunque tentativo di violenza verso la mia chioma, nonostante la tentazione di tornare al biondo sia davvero forte.
Davvero, pensandoci bene le torture a cui continuo a sottoporre i mie capelli sono da paragonare a veri e priori atti di violenza, per poi lamentarmi continuamente delle doppie punte, del fatto che appaiano sfibrati, opachi e crespi mentre in realtà dovrei solo ringraziare di averne ancora in abbondante quantità sulla testa.
Dopo lo shatush, le meches, il biondo chiarissimo, il disastro della CCcream che mi ha regalato una chioma violacea, il degradè color paglia, il castano chiaro, il rosso intenso per poi passare alll’ennesimo tentativo di riavere lo shatush, il biondo scuro
e per finire il castano naturale, il tutto in poco più di un anno, ho deciso che forse i miei capelli apparivano leggermente provati per colpa mia.
Eppure li ho sempre curati tantissimo con prodotti ristrutturanti di ogni genere, maschere nutrienti, cristalli liquidi, sperando che ad un certo punto sarebbero miracolosamente resuscitati in tutto il loro splendore.
È vero che in commercio esistono ottimi prodotti, potrei elencare un’infinità tra quelli provati che hanno dato discreti risultati, ma continuare a maltrattarli sperando che poi una maschera li faccia rinascere è un po’ come abbuffarsi la sera e non fare colazione il giorno seguente sperando di dimagrire.
A fine settembre, dopo il castano naturale (che in un primo momento risultava davvero molto scuro), ho stretto un patto con i miei capelli: io mi impegnavo a dargli tregua e loro in cambio avrebbero dovuto riprendere un aspetto più umano.
Tre mesi senza tinte, nessun colpo di testa, solo maschere ristrutturanti e prodotti specifici.
Devo dire che in risultati si sono visti, già dopo due mesi senza tinte ma con tante cure e gli integratori giusti, i mie capelli iniziavano a riprendere forma, ma la mia tendenza alla sperimentazione si è semplicemente spostata.
Ho iniziato a provare ogni genere di prodotto, dallo spray alla cheratina alla schiuma nutriente da utilizzare sui capelli bagnati. La maschera ristrutturante restava in posa anche tutta la notte, con la testa avvolta in un turbante carta trasparente ed un asciugamani sul cuscino per evitare di sporcare il letto.
Appena lavati sembravano davvero belli, ma la mattina successiva apparivano unti ed appesantiti, come se non li lavassi da giorni.
In media li lavo al 4′ giorno dall’ultimo shampoo e non ho mai avuto problemi, niente forfora od effetto unto, motivo per cui questo improvviso cambiamento mi aveva allarmato non poco.
Dicono che sbagliando si impara, sante parole!
L’errore più grande era sicuramente l’ordine dei passaggi durante il lavaggio dei capelli.
Lasciare la maschera nutriente in posa per ore dopo lo shampoo appesantiva i capelli, tanto che un semplice risciacquo non era sufficiente a portare via l’eccesso di prodotto, avrei dovuto rilavarli.
Altro errore era la quantità di prodotti utilizzati; shampoo, balsamo, maschera, mousse nutriente senza risciacquo e spray alla cheratina sui capelli bagnati, cristalli liquidi ai semi di lino sui capelli asciutti più volte al giorno.
Grazie al cielo c’è google che alla ricerca “maschera ristrutturante per capelli” ha risposto con svariati milioni di risultati.
A parte i classici prodotti largo consumo ecco apparire un sito con un elenco di ingredienti tutti utilizzabili a tale scopo.
Ok, lo scrub per il viso a base di yogurt e zucchero credo che tutti l’abbiano provata almeno una volta, come tutti abbiamo sempre sentito parlare di come la camomilla abbia proprietà schiarenti sui capelli, ma altri ingredienti come il limone od il miele non li avevo mai presi in considerazione.
Circa 3 settimane fa ho deciso di provare, non potevo resistere al richiamo del miele…io adoro il miele!
La cosa più strana è stata sicuramente aprire la dispensa in cucina anziché l’armadietto del bagno, ma in risultati mi hanno veramente lasciato a bocca aperta.
Premetto che ho costruito la mia maschera personale selezionando alcuni degli ingredienti elencati, ma ho seguito le indicazioni del sito sull’applicazione dell’intruglio ottenuto: distribuire sui capelli asciutti prima dello shampoo lasciando un posa per almeno mezz’ora.
Al primo utilizzo i miei capelli erano più lucidi e morbidissimi, senza considerare il profumo meraviglioso che permane per giorni, ma oggi alla sesta applicazione mi sono convinta a consigliare a tutti questa maschera, perché sono certa ne resterete più che soddisfatte.
Ingredienti:
– acqua;
– 2 bustine di camomilla;
– 3 cuchiai di miele;
– succo di un limone intero spremuto;
– 2 cuchiai di olio di mandorle (o di oliva in alternativa);

Procedura:
Mettete circa due dita di acqua in una tazza e scaldate al microonde fino a portarla ad ebollizione, poi mettete le bustine di camomilla in infusione per circa 20 minuti lasciandola raffreddare, ottenendo così una camomilla concentrata.
Una volta raffreddata togliete le bustine di camomilla ed aggiungete tutti gli altri ingredienti nella tazza mischiando per qualche minuto fino a quando il miele sarà ben disciolto.
È possibile aggiungere al composto un cuchiaio di maschera ristrutturante.
Per applicare il tutto vi consiglio di utilizzare il lavandino del bagno come appoggio, mettendo una ciotola dentro al lavabo. Piegandovi in avanti piegate la testa portando i capelli tutti davanti; inizialmente intingete le punte direttamente dentro la tazza così che i capelli assorbano quanto più maschera possibile.
Non appena sposterete la tazza l’eccesso di liquido che le punte non sono riuscite ad assorbire scolerà dentro la ciotola che avete posizionato precedentemente dentro al lavabo; servirà alla fine, quindi potete continuare a versare il contenuto della tazza direttamente sui capelli cercando di coprire l’intera capigliatura.
Una volta svuotato il contenuto della tazza potrete utilizzare il liquido che nel frattempo si è accumulato nella ciotola e finire di versarlo sui capelli.
Massaggiate per bene tutta la chioma cute compresa, poi portate i capelli sulla testa ed avvolgete il tutto in un turbante di carta domopack lasciando in posa almeno mezz’ora, ma più la tenete migliore sarà il risultato.
Consiglio di tenere un asciugamani sulle spalle per tutto il tempo di posa perché essendo una maschera liquida tenderà a colare da sotto la carta domopack.
Terminato il tempo di posa sciacquate per bene e fate uno shampoo massaggiando energicamente la cute per eliminare qualunque residuo di prodotto.
Io personalmente utilizzo anche il balsamo dopo lo shampoo, nonostante la maschera sia sufficiente a nutrire i capelli, per districare i nodi sono costretta ad utilizzare un balsamo addolcente.
Ora potete procedere con la piega e noterete che i vostri capelli sono lucidi come appena uscite dalla parrucchiera, morbidissimi e si lasciano mettere in piega in un attimo.

Ecco i miei capelli un mese fa

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ed eccoli oggi, alla sesta applicazione di questa maschera

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Credo sia evidente non solo la lucentezza, ma anche i riflessi dorati che questa maschera sta regalando ad ogni applicazione ai miei capelli, perfetto per il mio intento di schiarirli.
Credo che lascerò alla mia chioma una lunga tregua, almeno finiva primavera, lasciando che questa maschera li nutra e continui a schiarirli in modo naturale, per poi tentare una schiaritura più decisa grazie ad un altro ingrediente che si trova nel frigorifero questa volta.
Ed eccoci al secondo argomento di questo post, ovvero come schiarire i capelli con la birra.
L’ho già fatto in passato con ottimi risultati, dovendo ricredermi sul mio scetticismo iniziale.
L’esperimento birra è da posizionarsi tra le meches post shatush ed i miei adorati capelli biondo chiarissimo pre disastro CCcream.
Io odio le meches da sempre; mi piacciono dei colpi di luce su capelli già chiari, ma l’effetto striato con ciocche che virano all’arancio proprio non riesco ad accettarlo.
Non è certo colpa della parrucchiera, ogni volta che sono dovuta ricorrere alle meches era perché uscivo da un periodo di tinte castano scuro ed è ovvio che schiarire una base scura, per di più non naturale ,richieda il passaggio forzato per ciocche color giallo/arancio, ed un effetto innaturale e striato.
Ad agosto 2013 è successo esattamente questo. Lo shatush iniziale, era stato fatto sui capelli tinti e ritinti di castano scuro, per cui onde evitare di rovinarli troppo mi aveva schiarito le punte solo di qualche tono ottenendo un color caramello e scurito la ricrescita che invece risultava più chiara. Un mese più tardi chiesi di schiarire tutta la chioma ma la parrucchiera precisò che avrei dovuto fare delle meches per qualche tempo fino ad ottenere una schiaritura più omogenea, ma che ci sarebbero voluti diversi mesi per raggiungere il risultato desiderato.
Dopo 4 ore di lavori in corso sulla mia testa ed una spuntatina d’obbligo sulle punte, ho ricevuto il divieto di presentarmi per almeno due mesi prima della seconda sessione di meches.
Decisi di seguire il consiglio e di non presentarmi per i successivi due mesi, ma questo non mi impediva di cercare soluzioni alternative.
In un forum avevo letto che la birra aveva un forte potere schiarente soprattutto se utilizzata durante l’esposizione diretta al sole.
Provai, durante una giornata al fiume intorno a ferragosto; il sole splendeva, nel frigorifero di casa nostra non manca mai la birra, così riempii uno spruzzino la vaporizzai ogni mezz’ora sui capelli mentre mi crogiolavo al sole.
La sera avevo i capelli secchi ed appiccicosi, senza parlare dell’odore che emanavano, ma una volta a casa fu sufficiente uno shampoo ed una maschera ristrutturante per vedere gli ottimi risultati.
Ero biondissima, niente più meches ma un bel colore chiaro ed omogeneo come piace a me è soprattutto nessuna traccia di arancione.
L’unica controindicazione fu un’ustione di millesimo grado su tutta la faccia nonostante la protezione 50, per cui se avete la pelle chiara e delicata è consigliabile ripassare la protezione solare sul viso dopo ogni vaporizzazione di birra sui capelli.
Ecco le foto dei mie capelli con le meches, appena uscita dalla parrucchiera ed una settimana più tardi dopo l’utilizzo della birra.
Chiedo perdono per le foto, ai tempi non furono scattate con l’intento di finire su di un blog.

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Ci tengo a sottolineare che non sono un alcun modo una sostenitrice sfegatata dei prodotti naturali, trovo ridicola la dicitura “trattamenti senza agenti chimici”, in quanto la vita stessa è chimica e gli stessi ingredienti presenti in natura sono chimici.

Cambio di stagione? No problem

Bisogna ammetterlo, l’autunno ha sempre un certo fascino, è come una ninna nanna che accompagna il mondo al lungo sonno invernale.
Personalmente non sono un’amante della stagione fredda, vorrei vivere in una lunga e tiepida primavera, tra il cinguettio dei passerotti e le quintalate di crema autoabbronzante da utilizzare nel tentativo di far sembrare le gambe meno bianche…
Niente da fare, è giunto il momento di tirare fuori il piumino e di iniziare a cercare almeno due guanti dello stesso colore tra la mucchia di reduci spaiati dallo scorso inverno.
Inutile, bisogna farsene una ragione, il freddo, quello vero, tornerà presto a tiranneggiare e bisognerà correre ai ripari per non ritrovarsi con le labbra screpolate o con la pelle ruvida e secca.
Il primissimo problema che si presenta con l’arrivo della nuova stagione e che accomuna milioni di individui è sicuramente l’incontrollabile caduta dei capelli; un grande classico che ogni anno si ripresenta puntuale come il conguaglio sulla bolletta del gas prima di Natale.
Certo, è solo una fase passeggera, la natura che fa il suo corso, basta avere pazienza e tutto tornerà nella norma…forse, ma ogni volta continuo a spaventarmi, ogni anno che passa ne cadono sempre di più e l’ultima cosa che vorrei ritrovarmi a fare è dover seguire un’asta su eBay nel tentativo di aggiudicarmi un tupé stile gatto morto da mettermi sulla testa.
Allora che fare? Le opzioni sono due: potete provare a frizionare la cute con il super attack per frenare in modo definitivo la caduta dei capelli, oppure potete assumere degli integratori che aiutino il vostro organismo a cessare ogni tentativo di autodistruzione nei vostri confronti.
Io personalmente ho optato per la seconda scelta e devo ammettere che da circa 2 anni vivo piuttosto serenamente i cambi di stagione.
Gli integratore che voglio consigliarvi sono due: il Biomineral One Plus (che potete trovare in tutte le farmacie e parafarmacie) e il Trico-Force Keratina di Collistar (venduto in profumeria).
Entrambi gli integratori vanno assunti per via orale, 1 compressa al giorno al mattino accompagnata da un abbondante bicchiere di acqua, per almeno due mesi.
Ma vediamo più nel dettaglio i singoli integratori.

– BIOMINERAL ONE PLUS: incollo la descrizione fornita dalla casa produttrice:

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“BIOMINERAL One con Lactocapil Plus agisce in modo innovativo fornendo dall’interno dell’organismo sostanze attive sia sul bulbo pilifero, per ritardare la caduta dei capelli, sia sul fusto, per donare forza e vitalità ai capelli.
La sua formulazione è arricchita con Lactocapil Plus un complesso costituito da proteine del latte – che stimolano l’attività della papilla dermica, prolungano la fase anangen e ritardano la caduta – da Metionina, indispensabile per la sintesi della Cheratina e Vitamina E ad azione antiossidante.
Biomineral One con Lactocapil Plus contiene inoltre taurina, che stimola l’attività del bulbo pilifero, aminoacidi (leucina, prolina, glicina) che agiscono sulla sintesi delle cheratine del capello, olio di semi di lino che completa l’azione anticaduta, agendo sulla 5-alfa reduttasi.
La biotina contribuisce al normale metabolismo energetico e al mantenimento di capelli normali.”

INGREDIENTI:
Lactocapil Plus[proteine del siero del latte, N-acetil glucosamina(Origine: crostacei), L-Metionina, Vitamina E naturale]; stabilizzanti: Cellulosa microcristallina, Polivinilpirrolidone,; Antiagglomeranti: Mono e digliceridi degli acidi grassi, Biossido di silicio, Magnesio stearico, Acido Stearico, Olio di semi di Cartamo(Carthamus tinctorius L.) titolato al 40% in acido linoleico, Glicina, L-Leucina; Taurina; Agenti di Rivestimento: Idrossipropilmetilcellulosa; Gommalacca; Aromi; Colorante: Biossido di titanio (E171); Colecalciferolo(Vitamina D); Biotina.

LA MIA ESPERIENZA PERSONALE:
Con questo integratore ho ottenuto risultati strepitosi che non avrei mai nemmeno osato pensare. Ho iniziato ad assumerlo, sotto consiglio di un’amica a cui era stato prescritto dal dermatologo, in un momento in cui ero davvero spaventata dalla quantità di capelli che continuavo a perdere, ne trovavo ovunque in giro per casa, nel lavandino, mi restavano tra le mani a ciocche ogni volt che mi pettinavo. Con l’assunzione del Biomineral la caduta si è praticamente arrestata dopo soli 10 giorni di utilizzo e nei due mesi successivi non solo si vedevano chiaramente i capelli ricrescere dove prima si erano diradati, ma avevano anche assunto più corpo e volume, erano più lucidi e più forti. Davvero un miracolo, soprattutto detto da una che se non vede non crede (parlando di cose terrene si intende).

– TRICO-FORCE KERATINA COLLISTAR:
da descrizione della profumeria

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“Integratore specifico a base di Cheratina Bio-Attiva, Minerali e Vitamine per contrastare la caduta e mantenere i capelli sani, luminosi e vitali.

Azioni:
– stimola la sintesi della cheratina, protegge l’integrità della fibra capillare e ne aumenta la resistenza.
– rende i capelli più folti e vigorosi
– nutre e rinforza anche le unghie

Modo d’uso
1 compressa al giorno, da assumere con un bicchiere d’acquapreferibilmente al mattino.
Per quanto tempo: Si consiglia un ciclo di almeno 2 mesi, ripetibile durante l’anno
Per una doppia efficacia anticaduta: Si raccomanda di affiancare l’assunzione dell’integratore con l’utilizzo dei prodotti anticaduta donna e uomo Collistar.”

LA MIA ESPERIENZA PERSONALE:
questo prodotto mie è stato inviato da Collistar in omaggio, non lo conoscevo prima ma dopo averlo provato mi sento di consigliarlo a tutti. Mi sono state inviate due confezioni, per un totale di 60 compresse, quanto basta per un ciclo di due mesi. Questo graditissimo omaggio è arrivato a primavera, giusto in tempo per il cambio stagione; ero già pronta ad acquistare il mio amato BIOMINERAL, ma quando ho visto questi integratori non ho potuto fare a meno di provarli subito.
Gli effetti iniziali sono stati ottimi, come con il BIOMINERAL la caduta dei capelli si è arrestata nel giro di pochi giorni, ma la cosa più sorprendente è stata la velocità di crescita dei capelli, più che raddoppiata.
Insomma nei due mesi di trattamento ho guadagnato almeno 4 cm in lunghezza e capelli sani, corposi e più facili da tenere in piega.
Non ho mai ringraziato abbastanza Collistar per l’omaggio, ma sopratutto per i benefici che si sono mantenuti nel tempo.

Di seguito potete vedere le foto che testimoniano la preoccupante caduta di capelli di cui soggetta nei cambi di stagione ed il risultato dopo soli 10 giorni di trattamento.

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Il prezzo per entrambi gli integratori si aggira intorno ai 20€ per 30 compresse, un prezzo davvero irrisorio se pensate ai risultati che poterete ottenere grazie a questi piccoli miracoli firmato compressa.

Chimica al femminile: Tiffany e ossidoriduzione

Per tutte le amanti del mondo Tiffany, arriva sempre, prima o poi, il momento di fare i conti con una crudele realtà: un bel giorno la nostra amata collana od il nostro inseparabile bracciale, diventerà inevitabilmente nero.

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Non parlo di un leggero annerimento, diventerà veramente nero, nulla a che vedere con la luccicante piccola meraviglia che avete indossato con orgoglio fino a qualche giorno prima.
Ed ora, come dobbiamo comportarci?
Ho fatto ricerche in lungo e in largo in giro per il web, tra post di ogni genere, cercando una soluzione al problema, difficile capire quale tra le opzioni proposte sia la migliore.
Molte per paura di far danni, si rivolgono direttamente a Tiffany o ad una gioielleria per la pulizia, arrivando a spendere 20€ per una semplice pulizia dell’argento.
Altre utilizzano prodotti specifici per la pulizia dell’argento, come il classico Argentil, ma a mio avviso non è la soluzione migliore dal momento che quello di Tiffany è un argento non trattato; sicuramente eviterei di utilizzare prodotti chimici.
Ho letto di ragazze che utilizzano il classico detersivo per i piatti, sotto consiglio delle commesse di Tiffany; ottimo, ma il detersivo per piatti ha un’azione sgrassante, quindi potrà restituire una certa lucentezza ad un gioiello, ma non toglierà mai la patina nera.
E allora?
Allora io per la pulizia della mia collana Toogle con cuore liscio, mi sono rivolta al mio piccolo chimico di fiducia, nonché mio fidanzato e futuro Santo, Simone, che ha riportato la mia collana al suo splendore originario con una semplice reazione di OSSIDORIDUZIONE.
Non fatevi spaventare dalla parola, è più semplice di quel che pensate, veloce e potete farlo a casa in qualunque momento.
Ecco un particolare della mia collana prima e dopo questo processo.

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Ed ora, ecco a voi la lezione di chimica di Simone, spiegata passo a passo.
Cosa vi occorre:
-un contenitore di plastica
– un foglio di carta di alluminio (quello che si utilizza in cucina per intenderci)
– bicarbonato di sodio
– acqua tiepida
Come procedere:
Per prima cosa ricoprite il contenitore con la carta di alluminio.

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Ora versate il bicarbonato di sodio sul fondo, ad occhio direi 4 cucchiai belli pieni

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e aggiungete l’acqua tiepida, giusto due dita, poi immergete la vostra collana (bracciale, orecchini…) e state a guardare.

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Cosa succede:
Questa reazione avviene tra l’alluminio e la patina nera in una soluzione salina.
Semplificando, lo sporco viene trasferito dall’argento (che rimane inalterato non essendo soggetto alla reazione) all’alluminio.
Potremmo utilizzare anche del sale dal cucina al posto del bicarbonato, ma è preferibile l’utilizzo di quest’ultimo avendo un’azione sbiancante maggiore e una minore abrasività.
Quanto tempo occorre:
Circa 20 minuti, durante i quali potrete osservare la reazione in corso.
Dopo pochi minuti infatti vedrete formarsi delle micro bollicine attorno alla collana, mentre pian piano l’acqua si farà più torbida e rilascerà un lievissimo odore di zolfo (non facile da sentire, ma nulla sfugge alle mie super narici).

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Se al termine dei venti minuti notate ancora una leggera patina, vi basterà prelevare un po’ del bicarbonato rimasto sul fondo del contenitore e strofinarono delicatamente sulle parti non del tutto pulite.
Ora non rimane che sciacquare la collana ed asciugarla con un panno od un foglio di carta scottex…et voilà, la vostra collana è perfettamente pulita e lucida, come quando l’avete portata a casa per la prima volta dentro a quella scatolina verde con il nastro bianco, che fa letteralmente impazzire noi donne.

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Un grazie al mio amore per questa piccola lezione di chimica che spero tornerà utile non solo a me.
E per finire, non posso parlare di Tiffany senza regalare a tutte voi questa immagine, la mia preferita, l’eleganza in carne ed ossa (poca carne a dire il vero, ma le ossa si vedono bene), Audrey Hepburn, nella più celebre delle sue scene.

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L’opera di un poeta scartato

Vi ho già parlato del mio amore per la letteratura, amo scrivere da sempre, per l’esattezza da quando ho scoperto l’esistenza dell’alfabeto e la possibilità di utilizzare le singole lettere per formare parole, con le prole potevo costruire frasi e con queste ultime, bhe, potevo creare qualunque cosa.
Ho scritto la mia prima poesia a 6 anni e da allora non ho mai smesso; poesie, racconti…decine di romanzi iniziati che aspettano solo di essere ripresi tra le mani e vedere concludersi la loro storia.
Per la prima volta quest’anno ho deciso di partecipare ad un concorso di poesia, nulla di che, qualche mese fa semplicemente mi capitò il bando di concorso tra le mani, così ho scelto una delle poesie per me più significative e l’ho inviata senza pensarci troppo su.
Oggi, dopo aver realizzato che siamo giunti ad agosto, mi è tornato alla mente quel concorso e ho voluto cercare i risultati online, che oramai dovevano essere disponibili.
Ok, trovati…lista dei vincitori…pubblicati i nomi dei primi 50 classificati….naturalmente il mio nome non compare.
Poco male, mi consolerò condividendo con voi la mia poesia “Fratelli”, lascio a voi l’interpretazione.

FRATELLI
Dalla collina vedo il paese,
con le sue case e le due chiese;
la prima che ospita solo i cristiani,
l’altra che a tutti stringe le mani.
Dal pulpito il prete grida a gran voce
“chi parla ai pagani sarà messo in croce!”
e con l’acqua santa purifica l’uomo,
da tutti i peccati e concede il perdono.
Nella cappella in fondo alla via
ci sono tre donne che pregan Maria,
un uomo che avvolto in una tunica strana,
prega Maometto guardando la strada,
qualcuno venuto da molto lontano
parlando al suo Dio con libro alla mano.
C’è anche chi al prete i peccati confessa
e chi tutte le sere ascolta la messa,
ma come succede in ogni paese
ci sono persone con poche pretese,
non pregano Dio, Allah o Maometto,
lavorano il giorno e la sera a letto.
Alcune persone della parrocchia bene
li gurdan soltanto come gente infedele
e la popolazione dal dogma variato
si attiene alla legge del buon vicinato.
Non giugican gli altri per quello che sono
gli stanno vicini e pregan per loro,
perchè non è il credo che rende fratelli,
son figli di Dio i brutti ed i belli.

Cosa state pensando?
“Oh ma allora non sa parlare solo di borse e di cose futili!”…già, ma non è improbabile che io riesca a dedicare versi poetici ad una borsa di Dior un giorno o l’altro! 😄
Ed ora….che il week-end abbia inizio!